forex trading logo

PensareFare è un'associazione controculturale che opera a Napoli.

Il nostro obiettivo è fare controinformazione attraverso la diffusione di materiale video su tutta la rete.

Gli argomenti che trattiamo riguardano tutte le declinazioni possibili della comunicazione sociale...filtrata attraverso la nostra sensibilità.

Buona navigazione, PensareFare team

 


adsense

<script async src="//pagead2.googlesyndication.com/pagead/js/adsbygoogle.js"></script>
<script>
     (adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({
          google_ad_client: "ca-pub-8339659323308641",
          enable_page_level_ads: true
     });
</script>
Home Vivere liberi
vivere liberi
25 - 04 - 2013 Intelligenza Artificiale PDF Stampa E-mail

Ritorno sulla vecchia e annosa questione della moralità umana. Da quando l'uomo ha preso coscienza di sè è stato quasi naturale per lui addentrarsi nel campo dell'etica ed esprimere giudizi di valore su quello che lo circondava e sulle condotte più apprezzabili. Immaginare un tempo in cui l'uomo non indugiava in tali pensieri è per noi molto difficile: ci può venire in mente solo lo stato animalesco di abbrutimento che attribuiamo ai "cavernicoli", "pitecantropi", eccetera. E, se ci riflettiamo abbastanza, ci accorgiamo che anche questi esseri primitivi per noi debbono per forza aver provato delle sensazioni riguardo al mondo in cui si muovevano, e quindi, seppur con fondamenti esclusivamente empirici, debbono aver sviluppato una qualche forma, magari embrionale, di giudizio etico o morale. Ci sarà stato cioè un momento in cui questi proto-uomini hanno cominciato a provare dei sentimenti per i membri del proprio gruppo, prima, e poi per tutti i propri simili. Questi sentimenti di amore o compassione avranno portato l'ominide a sviluppare una forma mentis orientata su cio che riteneva "giusto" o "sbagliato", per forza di cose. Si è avuto quindi quel formidabile e misterioso passaggio da "animale" a "uomo". L'uomo, a differenza degli animali, esprime giudici etici e manifesta una propria morale. Ma siamo proprio sicuri che sia legittimato a farlo?

Permettetemi adesso di operare un salto temporale fino ai giorni nostri, ed oltre. Il più grande incubo degli scrittori di fantascienza è stato sempre quello di avere un'intelligenza artificiale creata dall'uomo che si ribellasse al proprio padrone-creatore e cominciasse ad esprimere autonomamente giudizi di valore. Un robot quindi che pretende di decidere autonomamente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, e di agire di conseguenza per perseguire i propri fini e ideali. Tutte le volte che un autore di fantascienza ci ha presentato una storia del genere, essa è si è sempre sviluppata in modo tragico, con i robot e le macchine che entravano naturalmente in conflitto con noi uomini (non potendo ovviamente condividere tutti i valori morali umani). Un robot che pensa con la propria testa artificiale è quello che ci fa paura. Perchè? Perchè il robot non si è creato da solo - l'abbiamo creato noi, e quindi questo "essere", con cui bisogna essere molto gentili anche solo per definirlo tale, non ha certo il diritto di poter ragionare con i circuiti di cui è stato fornito per stabilire come gli è più conveniente comportarsi. Specie se con quei circuiti che gli abbiamo magnanimamente regalato comincia ad andarci contro. E' giusto, no? E' giusto? ..............

Beh, si dà il caso che, come il robot, anche l'uomo non ha creato sè stesso e la propria mente, ma è stato creato dall'esterno. E quindi, come il robot, anche l'uomo non avrebbe alcun diritto di sentenziare quali condotte siano "buone" e quali "cattive". Cari amici, vi sapete bene che potrei fare innumerevoli esempi, e quindi mi asterrò dal farne, per non (farvi) perdere tempo. Sapete bene come la penso perchè l'ho detto a più riprese: stabilire e definire il bene e il male non è per noi uomini. Purtroppo siamo imperfetti e ci viene naturale pretendere di poter emettere coerenti giudizi di valore, ma perseverare in questo non fa altro che mettere in luce la nostra imperfezione e quindi la nostra inadeguatezza ad esprimere giudizi coerenti. Lasciamo che sia. E ringraziamo per la nostra vita. Tutto il resto è superbia. 

 
1 - 08- 2012 Ricevere e Dare PDF Stampa E-mail

Pensare e Fare vuol dire Ricevere e Dare. Immaginiamo tutti facilmente l'importanza del dare, ma non è altrettanto riconosciuta l'importanza del saper ricevere. Eppure da un lato quello che sembra fare la stragrande maggioranza delle persone è quello di ricevere input dall'esterno e di metabolizzarli. Impegnati come siamo a portare avanti la nostra vita lavorativa e sociale spesso ci ritroviamo in condizione di poter solo ricevere stimoli (da televisione, moda, internet, ecc) senza avere la possibilità di poter dare un nostro contributo (e quindi, creare qualcosa). Questo non ci pesa granchè, distratti come siamo dagli input programmati che riceviamo quotidianamente. Si potrebbe dire che la stragrande maggioranza della gente riceve, e non dà affatto un proprio contributo. Questi input che la gente riceve li ho definiti programmati, perchè se ci fate caso sono tutti stimoli che non ha preparato la natura direttamente per noi, ma che sono mediati da altri uomini che li presentano a noi come parti di verità inconfutabili ed importanti. Inutile fare degli esempi; se ci pensate gli input che provengono direttamente dalla natura nel corso del ventesimo secolo si sono ridotti sempre più col crescere della società dell'informazione. Oggi siamo ai minimi storici, e il trend negativo continuerà col passar del tempo.

Si direbbe quindi che l'uomo contemporaneo è malato perchè riceve molto più di quanto dia a questo mondo. Ma il problema non sta solo nel rapporto sbilanciato tra dare e ricevere. Qui bisogna tirare in ballo la qualità di quello che riceviamo, più che la quantità. Come dicevo, quello che riceviamo oggi è quasi tutta robaccia creata da altri uomini come noi: con la testa piena di frivolezze e quasi tutta la giornata impegnata non abbiamo il tempo di ricevere i messaggi che la natura ci concede. Ma senza ricevere quei messaggi, non saremo mai in grado di creare (dare) niente. Cosa pensate che potrà dare di utile uno che è abituato a riflettere esclusivamente sulla formazione della squadra di calcio preferita, sul colore di rossetto da indossare, sull'esito di un finto gioco a premi in tv, sulla discoteca dove deve andare a ballare, ecc. Purtroppo è un deficit nel ricevere che porta poi a un deficit nel dare. Il ricevere utile, quello vero, quello che ci permette di restituire qualcosa in cambio, e quindi di creare, è un ricevere direttamente dalla natura. Questo non vuol dire necessariamente che dovete andarvi a imboscare nelle zone più impervie e solitarie. Il tipo di ricevere di cui parlo potete praticarlo anche in una zona piena di gente; urbana, industriale o addirittura avveniristica. Non so se vi è mai capitato di osservare e basta, senza giudicare; senza pensare. Stare fermi (o in movimento) e cogliere l'attimo che si sta vivendo, nel luogo dove ci si trova. Liberarsi da tutti i pensieri legati al passato e al futuro, e aggrapparsi al presente, che con la sua sfuggevolezza ci accompagna in quella che sembra un'altra dimensione, quella vera. Per fare ciò bisogna liberare la propria mente da tutti i pensieri, amarsi (ed amare il mondo) incondizionatamente, essere pronti ad accogliere la realtà che si manifesta intorno a noi. Questo io intendo per ricevere: basta praticarlo per un pò e si potranno notare i primi miglioramenti. Si sarà più positivi, più lucidi, più pazienti, più riconoscenti. Ma sopratutto, se si sarà ricevuto dalla natura in modo adeguato, si sarà finalmente in grado di dare

 
6 - 3 - 2011 - Paradosso infinito PDF Stampa E-mail

Eccomi qua dopo un pò di tempo a ripresentarmi a voi lettori con un argomento "classico" del pensiero umano: l'infinito. Può il nostro cervello, visibilmente finito, contemplare e descrivere un qualcosa che per definizione ci sfugge? La categoria dell'infinito l'abbiamo inventata noi e questo fatto per alcuni costituisce già una valida risposta affermativa alla mia domanda. Ma non per tutti. Inutile dire che in questo campo, a maggior ragione che in altri, non ci sono sentenze e verità inconfutabili. Come in tutte le cose, ci sono sempre due, e quindi n, risposte valide. Prendiamo ad esempio la figura geometrica della semiretta. Vaghe memorie scolastiche mi riportano la definizione che mi fu data in tenera età della semiretta, cioè una linea che si sa dove comincia ma non si sa dove finisce. Già allora fui colpito dal paradosso di questa definizione. Infatti stando alla logica la semiretta dovrebbe essere considerata infinita a tutti gli effetti: per noi essa non finisce. Ma questo è in contrasto evidente con la definizione dell'altra forma geometrica che mi fu spiegata nella stessa lezione, cioè la retta. Della retta non si sa nè dove comincia nè dove finisce: è quindi una forma più infinita della prima? Possono esistere più gradi di infinito? Da un lato verrebbe da dire "certo che no!", mentre dall'altro la banale analisi di queste due forme geometriche che abbiamo preso ad esempio evidenzia questa possibilità. 

L'infinito è divisibile? E se sì, una frazione di esso è da considerarsi infinita a sua volta? Una semiretta è mezza retta. Essendo la retta infinita, la semiretta è infinita diviso due? E se la retta infinita si estende su una dimensione, che dire di un piano con le stesse caratteristiche ma che si estende su due dimensioni? Rispetto alla retta risulta infinitamente più infinito. Giusto? E che dire di un semplice punto? Volendo "zoomare" su di esso infinite volte, si concluderebbe che anch'esso è infinito! Volendo cioè dividere il punto, ci si accorgerebbe che esso è in linea teorica divisibile infinite volte. Possiamo quindi paragonare l'essere umano con il suo cervello ad un punto o, se volete, a una semiretta. Siamo infiniti, da un lato, in quanto siamo divisibili infinite volte. E' questo dato che probabilmente ci permette di pensare ad un paradosso come l'infinito. Se è così dobbiamo concludere che tutto è infinito: l'universo intero e tutti i suoi frammenti, fino alla singola particella del pulviscolo più rarefatto. Questo vuol dire che non ci sono differenze tra tutte le cose che vediamo e che viviamo, siamo tutti infiniti frammenti di un infinito, che a sua volta probabilmente è compreso in un altro infinito e così via. Naturalmente alla luce di questo pensiero si sciolgono come neve al sole tutte le nostre categorie e le nostre concezioni che abbiamo faticosamente accumulato in anni di vita terrena. Tutto questo da un lato. Dall'altro lato siamo impegnati in questa nostra vita terrena e dobbiamo rispettare le regole del gioco: valutare le categorie, per quanto piccine, e non farci trasportare da relativismi sovra e dis-umani. Questo vale per tutti, a maggior ragione per chi pretende di ergersi al di sopra della gente "comune" in nome di qualche presunta conoscenza che gli è stata rivelata da altri uomini in seguito ad un umanissimo rapporto di sudditanza.

 
2 - 5 - 2010 Forma di Vita PDF Stampa E-mail
Sono un essere umano, e nient'altro. Che cosa significhi lo so, ma fino a un certo punto. Non avendo termini di paragone, non posso capirlo completamente. Una forma di vita non diversa da altre, se devo ragionare con obbiettività e senza cedere allo strisciante umanocentrismo. Abbiamo sì delle caratteristiche che ci rendono uniche, ma questo avviene con praticamente tutte le specie: il falco ha una vista formidabile ( e VOLA, come del resto il canarino o il pipistrello!), il cane vive tutto un mondo che noi non conosciamo basato sull'olfatto, l'anaconda stritola e ingoia bestie gigantesche, eccetera. Non esiste forse al mondo una specie che non sia capace di fare qualcosa di unico, che nessun'altra specie sa fare. Anche noi uomini abbiamo la nostra unicità, ma spesso la usiamo per giustificare le più grandi mancanze di rispetto verso le altre specie viventi. Non mi riferisco alle preoccupazioni degli animalisti più incalliti ( mangio carne di qualsiasi tipo, e mi è capitato, seppur in rari casi, di usare violenza verso altri animali - siano essi "solo" un insetto o un ratto entrato furtivamente in casa). La mancanza di rispetto alla quale mi riferisco è di tipo filosofico. Del tipo, cioè, che ci condanna spesso all'ignoranza, e quindi al malessere, nel senso di malvivere. Ergendosi al di sopra delle altre forme di vita (altri animali e piante) molti uomini peccano di un'arroganza che non li pagherà con una buona moneta sul piano spirituale: tutto è vita, e non vi è vita più degna di altra. Intorno a noi c'è tanta vita che spesso viene dagli uomini distratti ignorata. Ma questo porta a dei malesseri profondi in queste persone, spesso senza che questi se ne accorgano. Vivere con i paraocchi spirituali porta a un inaridirsi della persona e inevitabilmente conduce ad una sofferenza sotterranea. Vivere Liberi significa partecipare in ogni momento della Vita dentro e fuori di noi e vivere sempre in armonia con tutto ciò che ci circonda. L'unico modo per farlo è avvertire le energie di tutti gli esseri, viventi e non, e non isolarsi nella propria presunta superirità di specie superiore. Mi si dirà che gli esseri umani sono davvero superiori, che sono riusciti a dominare il mondo intero attraverso questa superiorità. Risponderò che sono sempre le solite vecchie teorie, alle quali risponderò la prossima volta.
 
17-4-2010 - uomo vs uomo = formica vs formica PDF Stampa E-mail

Salve a tutti. Dove eravamo rimasti? Alle nostre solite contraddizioni...

Tutto è relativo, niente è assoluto, però io mi arreco il diritto di stabilire qual è la mia giustizia. E magari mi rovino anche la vita quando sento che essa non viene rispettata! La maggior parte delle persone, anche coloro che ingenuamente definiamo "giusti" o "saggi", ragiona tramite categorie, e quindi sono soggetti agli stessi errori di tutti gli altri, quelli che definiamo "in mala fede" o qualcosa del genere. Può il semplice fatto di essere considerate persone virtuose renderci superiori a tutti gli altri? La risposta è "no", e scusate se è poco. E chiedo anche scusa a tutti quelli che si sono sforzati per una vita intera a fare i bravi (ma i veri bravi non hanno affatto bisogno di sforzarsi) e poi si ritrovano sullo stesso piano di quelli che considerano i "cattivi", per colpa del mio relativismo. Sarò chiaro: il mio è solo un discorso di principio. Non ho nessuna difficoltà a vedere le differenze tra coloro che meritano e coloro che usurpano, così come non ho difficolta a distinuguere un pallone gonfiato da salotto tv ed un critico d'arte ispirato.A me può far piacere il frequentare determinati tipi di persone o l'assumere un determinato tipo di atteggiamento, ma questo non renderà mai nè io nè i miei amici migliori di nessun altro. Magari sarà così all'interno del mio ristretto mondo interiore, ma non in generale. Quindi evitiamo facili arroganze e banali condanne. In presenza di un male è molto più utile provare a riparare il danno, anche se è più facile (e più comune) additare il presunto colpevole. Denuncerò sempre brogli e malefatte. Ma non commetterò mai l'imperdonabile arroganza di condannare senza appello i responsabili. Combatterò sempre l'ignoranza umana. Ma mi rifiuterò di ritenere l'intelligenza o la cultura di un uomo motivo di supremazia nei confronti di altri uomini. 

Sento dire in giro che il pianeta è sovrappopolato, che siamo in troppi, e che dovremmo essere molti meno, e meno ignoranti. Cari signori che la pensate così, sappiate che le differenze d'intelligenza (o di cultura) tra due esseri umani sono le stesse che ci sono tra altri due esemplari di qualsiasi altra specie animale (esempio, due galline). Queste differenze sono sinceramente trascurabili agli occhi di un membro di qualsiasi altra specie. E non venite a dirmi la vecchia storiella dell'uomo che è diverso perchè ha la ragione. Nessuno è mai riuscito a definire la ragione degli uomini come caratteristica unica della nostra specie. Guardate due formiche, e poi spiegatemi quale delle due è di troppo....

Capito?

 

 
« InizioPrec.12Succ.Fine »

Pagina 1 di 2


Video Servizi Lavoro Eventi e iniziative

Copyright 2009 PensareFare. Contatti: Email: info@pensarefare.com
Sitemap | Contatti | Web Marketing | XHTML and CSS.