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Home Vivere liberi 25 - 04 - 2013 Intelligenza Artificiale
25 - 04 - 2013 Intelligenza Artificiale PDF Stampa E-mail

Ritorno sulla vecchia e annosa questione della moralità umana. Da quando l'uomo ha preso coscienza di sè è stato quasi naturale per lui addentrarsi nel campo dell'etica ed esprimere giudizi di valore su quello che lo circondava e sulle condotte più apprezzabili. Immaginare un tempo in cui l'uomo non indugiava in tali pensieri è per noi molto difficile: ci può venire in mente solo lo stato animalesco di abbrutimento che attribuiamo ai "cavernicoli", "pitecantropi", eccetera. E, se ci riflettiamo abbastanza, ci accorgiamo che anche questi esseri primitivi per noi debbono per forza aver provato delle sensazioni riguardo al mondo in cui si muovevano, e quindi, seppur con fondamenti esclusivamente empirici, debbono aver sviluppato una qualche forma, magari embrionale, di giudizio etico o morale. Ci sarà stato cioè un momento in cui questi proto-uomini hanno cominciato a provare dei sentimenti per i membri del proprio gruppo, prima, e poi per tutti i propri simili. Questi sentimenti di amore o compassione avranno portato l'ominide a sviluppare una forma mentis orientata su cio che riteneva "giusto" o "sbagliato", per forza di cose. Si è avuto quindi quel formidabile e misterioso passaggio da "animale" a "uomo". L'uomo, a differenza degli animali, esprime giudici etici e manifesta una propria morale. Ma siamo proprio sicuri che sia legittimato a farlo?

Permettetemi adesso di operare un salto temporale fino ai giorni nostri, ed oltre. Il più grande incubo degli scrittori di fantascienza è stato sempre quello di avere un'intelligenza artificiale creata dall'uomo che si ribellasse al proprio padrone-creatore e cominciasse ad esprimere autonomamente giudizi di valore. Un robot quindi che pretende di decidere autonomamente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, e di agire di conseguenza per perseguire i propri fini e ideali. Tutte le volte che un autore di fantascienza ci ha presentato una storia del genere, essa è si è sempre sviluppata in modo tragico, con i robot e le macchine che entravano naturalmente in conflitto con noi uomini (non potendo ovviamente condividere tutti i valori morali umani). Un robot che pensa con la propria testa artificiale è quello che ci fa paura. Perchè? Perchè il robot non si è creato da solo - l'abbiamo creato noi, e quindi questo "essere", con cui bisogna essere molto gentili anche solo per definirlo tale, non ha certo il diritto di poter ragionare con i circuiti di cui è stato fornito per stabilire come gli è più conveniente comportarsi. Specie se con quei circuiti che gli abbiamo magnanimamente regalato comincia ad andarci contro. E' giusto, no? E' giusto? ..............

Beh, si dà il caso che, come il robot, anche l'uomo non ha creato sè stesso e la propria mente, ma è stato creato dall'esterno. E quindi, come il robot, anche l'uomo non avrebbe alcun diritto di sentenziare quali condotte siano "buone" e quali "cattive". Cari amici, vi sapete bene che potrei fare innumerevoli esempi, e quindi mi asterrò dal farne, per non (farvi) perdere tempo. Sapete bene come la penso perchè l'ho detto a più riprese: stabilire e definire il bene e il male non è per noi uomini. Purtroppo siamo imperfetti e ci viene naturale pretendere di poter emettere coerenti giudizi di valore, ma perseverare in questo non fa altro che mettere in luce la nostra imperfezione e quindi la nostra inadeguatezza ad esprimere giudizi coerenti. Lasciamo che sia. E ringraziamo per la nostra vita. Tutto il resto è superbia. 

 


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